Le forme dei rumori – Luigi Malerba

Papirone faceva il pittore ma non sapeva mai che cosa dipingere. Diceva che avevano già dipinto tutto e cosí passava le sue giornate davanti alla tela con il pennello in mano senza dipingere niente. Un giorno ebbe l’idea di dipingere i rumori.

– Ogni rumore ha una forma, – diceva Papirone e cosí incominciò a dipingere rombi cubi saette ellissi coni corni e sfumature.

– Certi rumori salgono verso l’alto come colonne, – diceva, – altri si sviluppano a torciglione, altri si espandono come nuvole di fumo, alcuni sono neri, altri rossi, altri bianchi grigi azzurri blu marroni verdi verdastri nerastri grigiastri e via dicendo. Certi rumori sono morbidi e altri sono durissimi come l’acciaio.

Papirone passò dalla pittura alla scultura perché si accorse che, anche se alcuni rumori erano piatti e sottili come la carta, la maggior parte si potevano rappresentare soltanto con delle figure solide, geometriche o no.

Ogni giorno Papirone andava in giro con le orecchie tese e quando sentiva un rumore prendeva appunti sul suo taccuino, ma qualche volta i rumori li faceva lui nel suo studio e poi scolpiva la forma corrispondente.

Un giorno Papirone si mise in testa che doveva prima fare la scultura e poi trovare il rumore corrispondente, perché un vero scultore non deve avere dei modelli ma deve inventare tutto da capo. Scolpì una sfera perfettamente rotonda in ogni parte. Ma non riuscì mai a trovare il rumore corrispondente e continuò a cercarlo per tutta la vita.

L. Malerba, Storiette Tascabili, Torino: Einaudi, 1994, p.147-148

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