La strega – Gianni Rodari

Una volta il professor Grammaticus decise di ritirarsi per qualche giorno in montagna a meditare sull’analisi logica.

“Nella pace dei pascoli, – egli pensava, – nel silenzio dei boschi potrò contemplare a mio agio le bellezze del complemento oggetto. La sera, per passatempo, inventerò dei predicati verbali”.

Detto e fatto, scelse sulla guida un paesino dell’Appennino tosco-romagnolo, si recò alla stazione delle autocorriere e partí, sorridendo alla visione di un complemento di moto a luogo.

Quando il paesino gli apparve, in sella tra due cime verdi, il professor Grammaticus fu lí lí per piangere dall’emozione: era bello e accogliente come un complemento di stato in luogo.

Purtroppo, appena sceso dall’autocorriera sulla piccola piazza, egli fu costretto a inorridire. Un vociare confuso e rabbioso veniva dalle stradine e dai vicoli; donne strillanti si affacciavano alle finestre, chiassosi ragazzi accorrevano d’ogni parte.

            – Che c’è? Che succede? Forse un incendio? – domandò il professore perplesso e, dentro di sé, già deciso a procurarsi un paese piú calmo.

            – Se lei sapesse, – disse un vecchietto, perdendo la pipa per l’emozione.

            – Desidero appunto sapere. Mi informi.

            – Abbiamo scoperto una strega e stiamo per bruciarla.

            – Una strega? Nell’era della televisione e degli “sputnik”?

            – Sicuro. Si dice che abbia fatto orribili malie.

            – Ma è impossibile!

            – Impossibile? Guardi lei stesso.

            Il rumoso corteo stava infatti giungendo sulla piazza. Una giovane donna con le mani legate avanzava vergognosa tra la folla schiamazzante.

            – Ecco la prova! – gridò il vecchietto, indicando il cartello che la giovane recava appeso al collo.

            Il professor Grammaticus inforcò gli occhiali e lesse:

            – Maliaia fine. Faccio malie di tutte le misure.

            Fu un lampo.

            – Alt! – intimò il professor, spalancando le braccia.

            La folla si arrestò davanti a quell’autorevole personaggio. Nell’improvviso silenzio si udí un lattante frignare.

            – Che vuole lei? – domandò finalmente un omaccione coi baffi rossi. – Si faccia da parte, se non vuol essere bruciato insieme con la strega.

            – Questa donna è innocente!

            – E lei come lo sa?

            – Osservate!

            Il professor Grammaticus levò la matita rossa dal taschino, si chinò sul cartello e vi scarabocchiò in fretta qualcosa.

            – Leggete ora!

            E tutti lessero: – Magliaia fine. Faccio maglie di tutte le misure.

            – Avete capito? – gridò il professor Grammaticus, trionfante. – Questa giovane artigiana non si occupa di stregoneria, ma di maglieria. E per dimostrarvi la mia fiducia in lei le ordino seduta stante di confezionarmi un maglione giro collo di lana blu, con le mie iniziali ricamate in rosso sul petto.

            La giovane magliaia cadde in ginocchio davanti al professor Grammaticus e fece l’atto di baciargli le mani.

            Ma il professor Grammaticus la rialzò cavallerescamente, sciolse la corda che la legava e le diede mille lire di anticipo per il maglione.

            La giovane promise che, nei ritagli di tempo, avrebbe fatto esercizi di autodettatura e si allontanò felice, festeggiatissima da compaesani, che in fondo erano ben contenti di non essere costretti a bruciarla.

G.Rodari, Il libro degli errori. Torino: Einaudi, 1999, p.63-65

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