Compleanno – Marino Niola

torta di compleanno

 

Una volta erano le nonne a ricordarci i compleanni di parenti e conoscenti. Adesso ci pensa Facebook che ogni giorno ci allerta su anniversari e genetliaci.

Invitandoci a dispensare auguri a pioggia. Agli amici del cuore come a perfetti sconosciuti. È questa la differenza tra la comunità tradizionale e la community digitale. Tra l’amicizia face to face e quella face to facebook. Che segna l’ennesima trasformazione di una festa che peraltro è un’invenzione storicamente recente. Fino all’Ottocento di auguri, torte, tirate d’orecchie, candeline e canzoncine non si aveva nemmeno l’idea.

A noi sembra scontato che questa ricorrenza, la più familiare e festeggiata, con il suo jingle arcinoto che i bambini scaricano col cellulare, esista da sempre. E invece fino a poco tempo fa celebrare il giorno della propria nascita era impensabile se non addirittura vietato. Almeno per i buoni cristiani. Il perché è presto detto.

Il compleanno misura l’età di ciascuno di noi, scandisce anno dopo anno il nostro tempo individuale. Mentre nel cristianesimo dei secoli passati il tempo che contava veramente era quello del calendario liturgico. Collettivo e circolare, ritmato dalle feste dei santi dei quali si ricordava ogni anno il martirio. Un tempo che ricorre e non un tempo che corre come il nostro. Non a caso ai nuovi nati si dava tradizionalmente il nome del santo del giorno ed era questo a essere celebrato con l’onomastico. Era questo la vera festa, non l’anniversario. Senza dare troppa importanza a quella che noi definiamo età anagrafica. Che, peraltro, è possibile calcolare con esatezza solo da quando esiste l’anagrafe che è anche’essa un’istituzione recente essendo figlia della rivoluzione francese. Fino ad allora erano in pochissimi a sapere con certezza il giorno e l’anno in cui erano venuti al mondo. Nemmeno i documenti ufficiali, infatti, registravano l’età delle persone, fatta eccezione per i reali e i personaggi pubblici. Per tutti gli altri il “circa” era d’obbligo. L’età apparente contava più di quella reale. E, come qualche volta piace credere anche a noi, gli anni non erano quelli che si avevano bensì quelli che si dimostravano. E perfino chi conosceva con precisione giorno mese e anno di nascita non avrebbe mai pensato di solennizzare una data considerata senza valore.

Ma non è stato così sempre, né dovunque. Marco Polo racconta stupito nel Milione che i sudditi del Gran Khan Kublai avevano la bizzarra abitudine di festeggiare con banchetti, doni e luminarie il genetliaco dell’imperatore. Ancor prima i faraoni e gli antichi re persiani solennizzavano fastosamente anni e compleanni. E anche nella civiltà greco-romana gli anniversari erano ampiamente diffusi. Sia sotto forma di riti religiosi che commemoravano la nascita delle divinità maggiori. Come la dea della luna Artemide, la Diana dei latini, che veniva festeggiata con una torta di farina e miele con tanto di fiammelle a mo’ di candele che simboleggiavano la luce dell’astro notturno. Sia sotto forma di solennità civili come quelle che a Roma e in altri paesi del mediterraneo celeravano la nascita dei sovrani e dei grandi uomini di stato. E tutti quelli che potevano permetterselo imitavano i vip regalandosi dolci e luminarie. Che servivano a rischiarare il cammino del nuovo anno. È questa l’origine delle nostre candeline.

Ed è proprio in quanto eredità pagana che il compleanno viene rifiutato dal cristianesimo che considera la vera nascita il giorno del battesimo, quando cioè si rinasce alla vera vita. Da questo derivano nomi come Renato, volgarizzazione di Rinato. Non a caso i registri parrocchiali riportavano solo le date di battesimo, matrimonio e morte, ovvero i sacramenti che corrispondevano ai tempi dell’anima e non a quelli del corpo. Per la chiesa la morte, che inaugura la vita eterna, è molto più importante della nascita biologica, al punto che il cosiddetto dies natalis, ovvero il giorno natale dei santi è in realtà quello della loro morte.

Il compleanno torna a galla con la società moderna che si secolarizza emancipandosi dalla tradizione cristiana. E il tempo diventa lineare, quantitativo. Divisibile e moltiplicabile. Capitalizzato e privatizzato. Scandito dalle leggi dell’economia e non dai disegni della provvidenza. L’individuo moderno diventa così proprietario del suo denaro come del suo tempo. Può accumulare e calcolare entrambi. E celebrarne le tappe come meglio crede. È questa svolta a rimettere in gioco il compleanno. Con un testimonial d’eccezione come Goethe, che fa degli anniversari un tema ricorrente in capolavori come Le affinità elettive e Wilhelm Meister, riflettendo così un profondo mutamento della sensibilità collettiva. L’autore del Faust fra l’altro è anche l’inventore della torta attuale. Il 28 agosto del 1802, infatti, festeggia i suoi cinquantatrè anni con un colpo di scena, cinquantatrè candeline piazzate su un dolce. Il grande Wolfgang ha lanciato la moda. Perché il format sia completo manca ancora la colonna sonora. A questa provvedono due insegnanti di scuola materna del Kentucky, le sorelle Mildred e Patty Hill che nel 1924 compongono la famosa, o famigerata, Happy birthday to you. Sei note miserelle, ribattute fino alla noia, che radio, cinema e televisione trasformano nel leit-motif del compleanno globale. Grazie anche alla divina Marylin che il 19 maggio 1962 canta un memorabile Happy Birthday per i quarantacinque anni del presidente Kennedy al Madison Square Garden di New York. Un evergreen che frutta ancora oggi due milioni di dollari all’anno in diritti d’autore. Una voce insistente vuole che finiscano nelle tasche di Paul McCartney, il re Mida della musica pop. L’uomo che trasforma in royalty tutto quel che tocca. Compresi i nostri compleanni.

Se è vero che ogni tempo produce feste a sua immagine e somiglianza, allora non dobbiamo stupirci se oggi il social network ci fa da nonna virtuale. E detta il format dei nostri affetti. Postati con tanto di faccine, smile, fette di torta, candeline, fuochi d’artificio, occhi dolci. Tecnicamente si chiamano emotion. Ma chiamale, se vuoi, emozioni.

 Marino Niola, Miti d’oggi. Milano: Bompiani, 2012.

Anúncios
Esse post foi publicado em Racconto e marcado , , , . Guardar link permanente.

Deixe um comentário

Preencha os seus dados abaixo ou clique em um ícone para log in:

Logotipo do WordPress.com

Você está comentando utilizando sua conta WordPress.com. Sair /  Alterar )

Foto do Google+

Você está comentando utilizando sua conta Google+. Sair /  Alterar )

Imagem do Twitter

Você está comentando utilizando sua conta Twitter. Sair /  Alterar )

Foto do Facebook

Você está comentando utilizando sua conta Facebook. Sair /  Alterar )

Conectando a %s