L’ordine del mondo – Luigi Malerba

Nave dei folli – Jherominus Bosch

Marione aveva deciso che così non poteva più andare avanti e che bisognava mettere in ordine il mondo. Si guardava attorno e doveva chiudere gli occhi perché non sopportava che tutte le cose fossero cosí confuse e mescolate l’una con l’altra. Una mattina comprò due grossi quaderni e incominciò a separare i numeri pari dai numeri dispari. Segnò i primi su un quaderno e i secondi sull’altro e quando arrivò a mille milioni si fermò per dedicarsi a separare le cose quadrate da quelle tonde.

Durante la notte sognò si spostare il Colosseo, Castel Sant’Angelo e il Patheon insieme alle cupole delle chiese di Roma, la Colonna Antonina e la Colonna Traiana, la fontana dell’Esedra e la piazza con lo stesso nome, il Palazzetto dello Sport e piazza del Popolo, per separarli da tutti i palazzi quadrati e rettangolari della capitale.

La mattina dopo andò al lavoro come al solito. Marione faceva il commesso in un supermercado e lavorò fino all’una a mettere un po’ d’ordine, come diceva lui. Cosí  mise tutti i recipienti quadrati da una parte e quelli tondi dall’altra. Le scatole di biscotti andarono a finire su uno scaffale insieme a quelle dei detersivi e le scatole di conserve insieme agli insetticidi. Il padrone del supermercato si arrabbiò moltissimo e minacciò di licenziarlo. Cosí Marione dovette lavorare anche la sera dopo l’orario di chiusura per rimettere le cose in disordine como stavano prima.

Marione cercava di spiegare agli amici che voleva mettere in ordine il mondo, ma nessuno voleva capirlo e sopratutto nessuno lo aiutava. Siccome non era tipo da perdersi l’animo, decise che avrebbe fatto tutto da solo. Così un bel giorno incominciò a separare il bianco dal nero. Ma anche questa volta si trovò in un mare di difficoltà. Come avvrebbe potuto separare la schiuma bianca delle onde marine dalle rocce nere della costa? Marione camminava in una strada affollata con la testa tutta piena di questo pensiero, quando vide una signora che indossava una camicetta bianca e portava al braccio una borsetta nera. Marione prese la rincorsa e strappò la borsetta dal braccio di quella signora. Fini al commissariato e dovette fare una bella fatica a spiegare che non era uno scippatore.

Dopo questa brutta esperienza Marione si rimise al lavoro di tavolino. Prese un vocabolario e un paio di forbici e incomincio a separare le parole piane da quelle sdrucciole, quelle tronche da quelle bisdrucciole, poi i sostantivi dagli aggettivi, ei verbi dagli avverbi, le vocali dalle consonanti e infine, per fare il lavoro completo, decise di mettere ogni lettera dell’alfabeto insieme alle sue compagne, tutte le “a” insieme alle “a” e tutte le “z” insieme alle “z”. Naturalmente le maiuscole da una parte e le minuscole dall’altra. Lavorò con le forbici per molte notti di seguito finché ebbe riempito tanti sacchetti quante sono le lettere dell’alfabeto.

Le notti di Marione si popolarono di sogni fantastici. Sognava di separare l’ossigeno dall’idrogeno, la sabbia dal cemento, il ferro dal legno, le cicale dalle formiche, l’acqua dalla terra, il calcio dai maccheroni, il caldo dal freddo, la luna dal chiaro di luna e tante altre cose.

Una mattina, dopo una notte agitata, Marione si alzò deciso a separare gli uomini dalle donne. Andava per la strada e quando vedeva un uomo insieme a una donna si metteva in mezzo e cercava i separarli. Ma nessuno voleva saperne di accettare il nuovo ordine di Marione e qualcuno addirittura lo prese a schiaffi.

Marione era sempre più depresso a vedere tutto il disordine che c’era in giro per il mondo. Quando la moglie gli disse che se ne sarebbe andata di casa se insisteva a voler separare gli uomini dalle donne, Marione mise il cuore in pace e si convinse che un po’ di disordine alla fine si può anche sopportare.

Storiette Tascabili – Eunaudi Editore, 1994

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